Ieri il governo prodi ha rassegnato le dimissioni e su questo ci sarebbero migliaia di ragionamenti da fare, ma non voglio parlarne adesso. Tuttavia per quanto riguarda Internet il governo Prodi non si è dimostrato diverso da quello precedente: infatti anche questo esecutivo, (nelle persone dei ministri Fiorani e Gentiloni) ha messo a disposizione tutta la propria incompetenza per risolvere uno dei gravi problemi che affligge la Rete delle reti, ovvero la pedo-pornografia. Del decreto Gentiloni ne avevo già parlato in passato, ma questa settimana anche Società Internet – ISOC Italia ha diramato una lunga nota che spiega nel dettaglio tutte le debolezze e i pericoli insiti nel decreto come scrive Punto Informatico qui.

Da notare che ISOC sostiene le stesse cose scritte circa un mese fa da me e riportate anche da altre migliaia di blogger che hanno un minimo di competenza in materia.

Una sola richiesta ai ministri (penso che, purtroppo, questo governo non sia ancora arrivato al capolinea): prima di leggiferare su cose che non conoscete per favore studiate. Lo so, è un appello inutile, ma almeno rende l’idea dell’ignoranza in materia di Information Tecnology che regna tra i politici italiani.

Il modello cinese spopola anche in Internet. Lo apprezza Gentiloni che ha posto nuove censure, con l’obiettivo dichiarato di oscurare i siti web pedo-pornografici, ma che in realtà sono ingiuste, inutile e dannose (si, proprio come la pena di morte):

  • Ingiuste: perchè violano la libertà individuale, quella che dice che ognuno è libero di visitare i siti che vuole, e se nel svolgere questo suo diritto commette reato, allora dovrà risponderne personalmente. Censure ingiuste perchè si parla dell’obliggo per i provider di dotarsi di filtri che bloccano l’indirizo IP, ma l’indirizzo IP identifica un server, e su più server di solito sono ospitati più siti, così se un sito innoquo si trova per caso su un server che ospita anche un contenuto pedo-pornografico allora anche questo sito si troverà oscurato.
  • Inutili: come ho già detto in passato questi filtri possono essere bypassati grazie all’utilizzo dei proxy pubblici. Va anche detto che ormai la maggior parte della pedo-pornografia non circola più sul web, ma bensì sulle reti P2P, tipologia di servizio che rende inapliccabile i filtri per indirizzo IP.
  • Dannose: la manutenzione di questo tipo di filtri comporta costi non indifferenti per i provider, costi che (c’è da scommetterci) verrano scaricati sugli utenti. Non parliamo poi di quei numerosi siti che si ritroveranno oscurati solo perchè sono residenri sullo stesso indirizzo IP.

Nel rigranziare il ministro Gentiloni (ma anche Fiorani che a dicembre a proposto una cosa simile) per il regalo di inizio anno con un V_FF_N_C_L (Ministro, desidera comprare una vocale?) prometto che se il dcreto verrà convertito in legge realizzerà un’apposita guida su come eludere tali filtri.

Nel precedente post in cui criticavo il giro di vite su Internet, modello Repubblica Popolare Cinese, che il ministro alla Pubblica Istruzione ha intenzione di attuare, mi ero dimenticato di un piccolo particolare: anche i commenti del blog del Ministro Fioroni erano pieni di spam contenenti link a siti porno. Dunque, con il nuovo giro di vite proposto, lo stesso ministro Fioroni dovrebbe essere perseguito per aver autorizzato la pubblicazioni a contenuti non adatti ai minori.

A questo punto, il buon senso direbbe che il ministro dovrebbe prendere la cosa come una piccola lezione e finirla là: lo spam è un problema che colpisce tutti gli utenti Internet (alzi la mano chi non ha mai ricevuto una mail di spam), inoltre, recentemente gli spammer colpiscono anche le varie piattaforme di blogging.

Il problema è che Fioroni il buon senso non c’è l’ha e internet non la conosce per niente, risultato: ha depositato una denuncia alla Polizia Postale sostenendo che un Hacker, al fine di screditarlo, avrebbe postato tutti quei messaggi di spam pornografico. Diciamo subito che la cosa non è impossibile, in Internet può succedere di tutto, ma è molto improbabile, visto che il primo di questi commenti risale al 3 marzo 2006 e che i messaggi spammatori sono stati postati in tempi diversi; non parliamo poi dell’uso scorretto del termine hacker, insomma il ministro ha ridimostrato un’altra volta la sua ignoranza e, peggio ancora, ha perso un’altra preziosa occasione per stare zitto. Per quanto riguarda la denuncia devo citare Mantellini quando dice: “Sarebbe come se io pretendessi l’intervento di una volante del 113 poiché uno sconosciuto (chi sarà mai costui?) mi ha spedito una mail consigliandomi di acquistare delle compresse di Viagra”.

PS: il blog del ministro Fioroni non è più on line, ma Google ne conserva una copia cache.

Se pensate che la conoscenza di Internet da parte dei politici italiani sia scarsa, avete ragione.: a dare l’ennesima prova di ciò è il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che, sull’onda emotiva provocata dal video pubblicato su Google nel quale un ragazzo down di Torino era soggetto a atti di bullismo, vuol presentare una nuova serie di norme volte ad aumentare la censura in Internet. Il ministro Fioroni non usa mezzi termini: “Intendo tutelare i minori dall’accesso a tutto ciò che possa danneggiare la loro formazione e il loro sviluppo. è assurdo e ipocrita avere una censura sui film vietati ai 14 anni e ai 18 anni quando poi in Rete c’è di tutto di più” (da La Stampa). Il riferimento al caso Google è fin troppo chiaro. Per chi ancora non lo sapesse due dirigenti di Google Italia sono indagati dalla Procura di Milano per ever “permesso” la diffusione del video.

Per l’ennesima volta si deve ribadire che la censura preventiva è inutile: Internet è una rete di computer Internazionale quindi una legge che vieta la pubblicazione di alcuni tipi di contenuti è totalmente inutile in quanto le autorità italiane non hanno la giurisdizione sui server situati all’estero. Il risultato di nuove norme censorie sarebbe solo quello di danneggiare i siti e i provider italiani che si troverebbero a dover vigilare sui contenuti pubblicati dai loro utenti, mentre i contenuti lesivi alla formazione dei minori sarebbero comunque disponibili sui siti stranieri e non basterebbe far filtrare agli ISP (Internet Sevice Provider) questi siti per risolvere il problema: i filtri di questo tipoi sono poco efficaci e comunque raggirabili usando i proxy server pubblici (e in rete se ne trovano a migliaia).Ammesso e non concesso che si riuscisse a controllare i contenuti di tutti i server Internet del mondo (faccio notare che la cosa non è riuscita neanche a Bush) rimarrebbero comunque le reti P2P (peer to peer) che per loro architettura non sono facilmente controllabili (le major cinematografiche e discografiche ne sanno qualcosa).

Non regge, inoltre, l’equiparazione di Internet alla carta stampata: è fin troppo evidente che un blog, un wiki, un sito pubblicitario, un forum, una chat o un motore di ricerca sono cose diverse rispetto a un giornale, è dunque da idioti usare le stesse misure della stampa per regolamentare Internet. Se è vero che, come dice il ministro, “è assurdo e ipocrita avere una censura sui film vietati ai 14 anni e ai 18 anni quando poi in Rete c’è di tutto di più” allora si elimini la censura sui film e si lasci il compito di decidere se un film è adatto ai bambini o ai ragazzi direttamente alle famiglie.

MI permetto di dare due consigli al ministro Fioroni:

  1. Si faccia un bel corso di informatica, con partocolare riferimento a Internet, prima di leggiferare su cose che non conosce;
  2. Invece di pensare a pulire Internet, pensi a pulire il parlamento da individui che, poichè condannati in via definitiva, sarebbe bene che stessero fuori del potere legislativo. E a dir poco assurdo coler pulire Internet econtemporaneamente “tenere sporco” il palazzo.

Se volete approfondire di più cliccate qui.

In un articolo pubblicato su Punto Informatico apprendo che la Cina ha finalmente sbloccato gli accessi alla nota enciclopedia libera. Per chi non lo sapesse, il pregio di Wikipedia è che chiunque può parteciparne alla realizzazione editando o midificando voci. Wkipedia è scritta in più lingue tra cui l’italiano.

Circa un anno fà il regime di Pechino è rimasto infastidito da alcuni articoli dell’enciclopedia censurandola e bloccandone totalmente l’accesso. Ciò nonostante Jimmy Willes, leader di Wikipedia, si è sempre rifiutato di scendere a compromessi col governo cinese e questo ha contribuito a far cambiare idea a Pechino, questo anche perchè il blocco era soprattutto un danno per i cittadini cinesi che erano privati dell’accesso all’enciclopedia più vasta al mondo (si calcola che per numero di voci superi 8 volte l’Enciclopedia Britannica).

Va detto che, attualmente, ci sono ancora delle difficoltà ad accedere alle voci su piazza Tienanmen, in particolare quelle scritte in inglese. Comunque sia, va elogiata la scelta di Wikipedia di non scendere a compromessi, cosa che altre multinazionali come Google, Microsoft e Yahoo hanno fatto a loro tempo.

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