Lo ammetto, ultimamente sono un po’ distratto! D’altro canto non sono un nerd, ho una vita sociale e la voglio mantenere. Comunque il caso BTjunkie mi era proprio sfuggito. Con il fallimento di  Dahila, viene aperta un inchiesta nella quale viene accertato che il popolare motore di ricerca di file .torrent è la principale causa del fallimento della famosa pay tv: consentiva ai propri utenti di vedere le partite di serie A e B illegalmente……

Ora come si faccia ad accedere ad uno streaming da un file .torrent ce lo dovrebbero proprio spiegare, fatto sta che viene ordinato ai provider di inibire l’accesso al sito btjunker.org mediante oscuramento dei DNS e blocco degli indirizzi IP. Con tanto di ringraziamenti del presidente della Fimi, ma si sa che di fronte a un motore di ricerca per file .torrent oscurato quell’essere gioisce, fregandosene delle accuse campate per aria.

Giusto per far vedere l’inutilità del filtro, viene aperto dai gestori di btjunker.org un proxy general pourpose, proxyitalia.com, che consente di visitare tutti i siti, compreso btjunkie stesso e The Pirate Bay byppassando i filtri della magistratura. Fu così che la  GdF di Cagliari scoprì l’esistenza dei proxy è decise che anche un proxy server è illegale oscurando, quindi, anche proxyitalia.com .

Nell comunicato stampa della polizia tributaria si legge:

“L’operazione portata a compimento per la prima volta in Italia rientra nella logica di rimuovere tutti gli ostacoli tecnologici frapposti per aggirare gli obblighi imposti dalla legge per la tutela del diritto d’autore e del copyright”.

Quindi anche il proxy è stato oscurato. Rimuovere tutti gli ostacoli tecnologici bla bla bla, in pratica ci sarebbero migliaia di siti da oscurare, visto l’enorme numero di proxy e servizi VPN presenti in Internet, per non parlare di Tor, il potente strumento di anonimato in rete oppure di Google Translate, anch’esso consente di aggirare i filtri della magistratura. Insomma roba da psicopatici e verrebbe da ridere se non fosse che qui ci sono in gioco i nostri diritti (la libertà di comunicare è una libertà fondamentale dell’uomo) e delle risorse umane che meglio farebbero ad essere destinate ad altro, tipo lotta all’evasione fiscale, alla pedopornografia, alla mafia e al terrorismo.

L’ultimo colpo, recente, lo sparano quelli di btjunkie che aprono un altro proxy:

http://proxyitalia.appspot.com/btjunkie.org

che utilizza il servizio Google Apps! Così ora per inibire l’accesso la procura di Cagliari e la Gardia di Finanza dovranno oscurare Google, oppure chiedere a alla grande G di cancellare il sito proxyitalia.appspot.com, con la certezza che i ragazzi di BTjunkie ne apriranno un altro qualche secondo dopo!

 

Proprio ieri il Tribunale di Bergamo ha annullato il provvedimento di sequestro/oscuramento di The Pirate Bay. Prima di commentare, però, aspetto le motivazioni della sentenza che verranno rilasciate tra pochi giorni. Se volete saperne di più vi rimando all’articolo di Punto Informatico. Intanto da Telecom Italia – Alice residenziale il sito rimane inaccessibile, ma credo che bisognerà attendere i tempi legali per l’applicazione della sentenza più quelli neccessari alla propagazione dei DNS.

Ecco cosa è successo dal mio ultimo post sulla vicenda dell’oscuramento di TPB. La FIMI ha mostrato una specie di crisi di nervi diramando un comunicato in cui afferma:

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Per la serie “la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale degli altri”, sembrerebbe che l’industria discografica voglia raccogliere dati (leggasi indirizzo ip) di chi prova ad accedere a thepiratebay.org grazie ai filtri basati sul dns.

Va detto che i filtri applicati dai provider si comportano in maniera diversa a secondo dei provider:

  • Alcuni provider deviano le richieste per thepiratebay.org sul computer dell’utente, o in termini tecnici, gli associano l’indirizzo ip di loopback 127.0.0.1,
  • Altri provider hanno impostato i dns in maniera che non risolvano il dominio piratebay.org
  • Altri ancora deviano i pacchetti diretti a Pirate Bay su un server che contiene un avviso della Guardia di Finanza di Bergamo e che riporto in questa immagine (cliccateci sopra per ingrandirla):

Proprio da quel messaggio arrivano i presunti problemi di violazione della Privacy.

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Nuovi particolari sono emersi sull’oscuramento di The Pirate Bay: esso sarebbe avvenuto nell’arco dell’operazione Colombo, che ha portato anche al sequestro del sito Colombo-BT, un portale dal funzionamento simile a TPB.

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Logo di the Pirate BayCome sapete ieri (10 agosto 2008) The Pirate Bay è stato oscurato in Italia, questo a seguito di un’ordinanza della Procura della Repubblica di Bergamo. Ovviamente, queli della baia non sono stati a guardare (sono informatici esperti, non ignoranti del computer come i politici e la procura di Bergamo) ed hanno messo a disposizione il dominio labaia.org, liberamente accessibile, anche se ha qualche problema: io ad esempio non riesco a caricare le immagini. Inoltre, sono stati cambiati gli indirizzi ip del server della baia, in maniera da aggirare i blocchi dei provider che hanno impostato filtri basati sugli indirizzi IP.

Ora, fino a che i signori censori si sono limitati a chiudere siti di nicchia gli è andata bene, ma ora è l momento di mostrare loro la “reale utilità” di questi filtri. Ecco a voi i modi per bypassare i filtri censori:

  1. Andate su labaia.org, l’ho detto prima, funziona. Anche se non vedrete le immagini. Fin che dura: non è detto che la Procura di Bergamo non oscuri anche questo dominio.
  2. Usate il servizio OpenDNS al posto dei dns che vi ha assegnato il vostro provider.
  3. La precedente soluzione potrebbe non funzionare se il provider ha bloccato l’indirizzo IP del server di The Pirate Bay, in questo caso potete usare uno dei tanti servizi di proxy pubblico oppure Tor.

Penso che varrà la pena aprofondire questi temi: il prossimo post sarà una guida a come utilizzare OpenDNS.

Ora si sta esagerando: sono ormai centinaia i blogger che sono stati denunciati per diffamazione solo per aver copiato notizie, per aver inserito link o per commenti ritenuti diffamanti. Purtroppo c’è chi, per ignoranza o per interessi, vuol far rientrare i blog all’interno della legge sulla stampa e delle sue interpretazioni restrittive, così il blogger è un editore con precise responsabilità legali; fa niente se un blog non è una testata giornalistica, se le pubblicazioni non avvengono periodicamente o se è impossibile controllare l’inserimento di tutti i commenti; se sul blog c’è scritto qualcosa ritenuto diffamante il blogger va denunciato subito, senza neanche chiedrgli la rimozione del post.

L’ultimo caso l’ha denunciato oggi punto informatico: un blogger ha riportato la notizia con tanto di fonti di un caso di malasanità in un policlinico siciliano, tale notizia è stata ritenuta diffamante e l’autore del blog è stato denunciato; non solo lui, pare che siano una cinquantina le persone denunciate.

La legge sulla stampa continua a fare danni: anni fa i gruppi di opposizione del mio paese furono denunciati dal sindaco per stampa clandestina: pubblicavano un giornalino di 4 pagine con uscita periodica non cadenzata. Secondo il sindaco per fare un giornalino bisogna registrare la testata in tribunale e il guaio è che la legge gli da ragione, nessun problema nel registrare una testata se non fosse che il direttore deve essere iscritto all’ordine dei giornalisti e che una copia del giornalino va depositata in tribunale.

Ora c’è chi vuole far rientrare i blog nella categorie delle testate: il rischio è che per essere blogger bisognerà essere iscritti all’ordine dei giornalisti e depositare una copia del blog in tribunale…. La legge sulla stampa sta facendo troppi danni a Internet e all’espressione del libero pensiero oltre che alla libertà di informazione, per questo aderisco al V2 Day indetto da Beppe Grillo per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti.

Riprendo l’appello di Cronache di Mileto che invita i bloggers a difendere la libertà di espressione contro la censura del blog di Piero Ricca, reo di aver contestato pubblicamente Emilio Fede, pubblicando i due post incriminati e il video in questione:

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Emilio Fede
April 17, 2007

Anche Emilio Fede annuncia querela. Ieri sera l’ho incrociato insieme ad alcuni amici al circolo della stampa di Milano. L’occasione era un “incontro con il direttore” organizzato dal Giorno. Sul marciapiede gli abbiamo posto la questione delle frequenze abusivamente occupate da Rete 4. Lui ha risposto con un tentativo di sarcasmo, dicendo che per quel motivo s’era dimesso il giorno stesso. Poi mi ha dato dell’imbecille. A quel punto il mio amico Paolino “Napalm” non ha trattenuto lo sdegno ed è iniziata un’animata discussione. Abbiamo ampiamente criticato la cialtroneria e il servilismo del personaggio, la sua incompatibilità con le regole minime del giornalismo. Tinto e inceronato, Fede era protetto da quattro guardaspalle, tra i quali il gestore di un locale di lap dance. Simulava reazioni fisiche, sgranava i dentoni finti a mo’ di sfottò. Ha cercato di impedirmi di filmare. Poi mi ha sputato addosso dall’alto di una rampa di scale. Nuovo parapiglia. Sono stato impietoso: ho accennato alle meteorine a pagamento, ai debiti da gioco, al cerone che colava, alla tintura di capelli da anziano gagà. Ai reali interessi e allla pagliacceria anche fisica, insomma, di personaggetti portati in alto dalla miseria dei tempi. Nel parapiglia ho più volte evocato Enzo Biagi, cacciato come un “criminale” da un ducetto che ha definito il suo dipendente Fede “un baluardo della libertà di informazione”. Il baluardo ha fatto chiamare la polizia ed è rimasto là in attesa, sempre attorniato dai guardiani. Mentre lo criticavo, provava ad avvicinarsi alla ricerca della rissa, e ogni tanto lanciava qualche velata minaccia: voglio sapere chi siete, ce la vedremo in privato. Certe amicizie si fanno valere nel momento del bisogno. Tutto il circolo della stampa, nell’androne, assisteva allo spettacolo. A un certo punto è arrivata la gendarmeria, con ampio schieramento: carabinieri e polizia, quattro o cinque pattuglie. Hanno identificato noi e non lui, come pure ho richiesto. I potentucoli e i loro servi meritano sempre un occhio di riguardo dalla forza pubblica. Abbiamo filmato tutto e ora sentiremo il nostro pool di avvocati prima di mettere il nastro on line. Durante la conferenza, il lele mora del giornalismo è tornato sul tema, dicendo che in fondo avevamo rappresentato un diversivo, che eravamo dei centri sociali, che parlavamo sotto effetto di droghe, che dalle contestazioni al terrorismo il passo è breve, che meritavamo 500 euro, che venivamo da qualche antro e passavamo le notti sotto i ponti. Cose così. Poi ha annunciato querela, pur senza farsi illusioni sulla libertà di giudizio delle toghe rosse. L’attendo con serenità, anzi la esigo. Sarebbe la seconda: dopo la denuncia del padrone, quella del servo. Mi piacerebbe ribadire in un’aula di giustizia che queste cosiddette “contestazioni” non sono altro che sanzioni reputazionali, non immediatamente comprensibili e tanto più necessarie in un ambiente senza etica.

Qui trovate una tendenziosa cronachetta del Quotidiano Nazionale.

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Emilio Fede/Lo sputo
April 28, 2007

Il guardaspalle e occasionale portavoce di Emilio Fede si chiama Leo Peschiera. Gestore di locali di lap dance e altro. Il vero protagonista della piazzata al circolo della stampa è lui. Si distingue per una sublime e involontaria comicità. E poi ha il fisico giusto, con tanto di rasatura laterale.
Siamo tutti in attesa della querela annunciata dal direttore del tg4. Per lui non siamo altro che “mascalzoni”, come ha detto in tv. In piazza tuttavia ha promesso di difendere il suo onore in privato, “senza carabinieri né polizia”.
Ecco un nostro video dell’incontro, dove si nota, oltre alla velata minaccia, anche la risposta alla nostra domanda iniziale (sulle frequenze abusive di Rete 4) e il successivo sputo dalle scale. Defilate e immancabili le giovani accompagnatrici.

Qui il link al video della contestazione a Emilio Fede di Francesco Ricca.

A richiedere l’oscuramento del sito che permette di scaricare il  gioco Operazione: Petrofilia  è questa volta il capogruppo della camera UDC Luca Volontè, come riporta qui Punto Informatico. Sempre da P.I. apprendiamo le ragioni della richiesta di censura:

<<A suo dire si tratta dello “ennesimo attacco alle istituzioni religiose e alla fede cristiana”. Dunque, spiega il parlamentare, “il Governo provveda con urgenza a oscurare il sito che consente di scaricare Operazione pretofilia, gioco-flash scaricabile da Internet che riproduce la simulazione di stupri su bambini, da parte di preti, non ostacolati da genitori intimiditi e omertosi”.

In una interpellanza rivolta ai ministri delle Comunicazioni, dei Beni Culturali e dell’Interno, Volontè chiede la censura del gioco. Appellandosi peraltro alla legge 38/2006, quella di contrasto alla pedofilia anche virtuale. “Benchè virtuali – spiega in un comunicato – la riproduzione e la divulgazione di scene che riproducono eventi così abominevoli sono vietate” e ricorda che “ce n’è quanto basta perchè intervenga la Magistratura”.

“Nessuno – avverte il deputato – cerchi alibi con la scusa della libertà di espressione di sedicenti artisti offendendo così la sensibilità umana e religiosa. È necessario che il Governo adotti provvedimenti tali da evitare che anche in futuro possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare”. A detta di Volontè, il videogame “riproduce simulazioni di stupri su bambini da parte di sacerdoti, con tanto di autorizzazione pontificia”. A suo parere “siamo di fronte a un crescente attacco alle istituzioni religiose, a una esplicita intenzione provocatoria ed offensiva della fede cristiana”. >>

Sempre nello stesso articolo la risposta della società Molleindustria produttrice del videogioco che, tra l’altro, fa notare come Volontè ricorra un po’ troppo spesso alla censura, basti pensare che è uno degli autori della clamorosa richiesta di censura del gioco Rule of Rose, e inoltre sottolinea come << la legge di cui parla Volontè punisce la rappresentazione di immagini virtuali la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali. “Mai avremmo pensato – scrivono gli autori – che dei minuscoli personaggi stilizzati potessero essere scambiati per reali. Ma se quei bambini virtuali, alti appena una manciata di pixel, fossero stati seviziati e divorati da perfidi alieni, l’onorevole Volontè si sarebbe scomodato in loro difesa? Non sarà forse il riferimento tragicamente reale, più che la qualità della rappresentazione, a dar tanto fastidio ai cattolici?”>>

Già ma di cosa tratta il gioco Operazione: Petrofilia. Punto informatico la spiegato qua: “l’ennesimo giochino in flash caustico e provocatorio, che Molleindustria esprime il proprio dissenso nei confronti di questa connection. Un torbido intreccio che, a parere di molti, sembra essere legittimato dagli atti pontifici Crimen Sollicitationis e De Delictis Gravioribus, che risparmierebbero possibili colpevoli di atti di violenza su minori da procedimenti giudiziari nei tribunali civili. Lo scopo del gioco di Molleindustria? Distogliere l’attenzione mediatica sfruttando “agenti silenziatori” al soldo del Vaticano, capaci di intimidire testimoni e sottrarre alle forze dell’ordine turpi membri del clero, nell’intento evidente di richiamare su una questione spinosa l’attenzione dei media e dei cittadini”. Insomma fa vedere ciò che il noto documentario della BBC “Sex, Crimes and Vatican” racconta, documentario che è stato trasmesso in Italiano su Rai Due dalla trasmissione di Santoro “Anno Zero”. Ecco spiegato tutto: Volontè vuole censurare la verità, deve dare fastidio sapere che figure appartenenti alla propria istituzione religiosa (ed economica?) di riferimento compie atti così orribili e per giunta vengono coperti e protetti, ma vede, Volontè, reagendo così lei si rende complice di questi preti pedofili, perchè anche lei li sta coprendo. Ci pensi e invece di censurare “Operazione: Petrofilia” diriga i suoi sforzi verso il fare luce sulla verità e fare pressioni sulle istituzioni ecclesiastiche affinchè consegnino alla giustizia questi pervertiti in toga nera.

Come riportato qui da Punto Informatico Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati, avrebbe chiesto l’intervento della Polizia postale per l’oscuramento di un sito di ispirazione pedofila.

Dico subito che io sono contro la pedofilia, che ritengo sia una cosa orribile e dico anche che stando a quanto scritto da P.I. le accuse al sito sembrano essere fondate: <<in un servizio su quel sito, l’agenzia (Asg Media, N.d.A.) spiega che il sito “espone tanto di candela blu in segno di “solidarietà” ai pedofili e pubblica una vera e propria guida alla vita del pedofilo, “Living with Pedophilia: A Practical Guide or A Childlover’s Guide to Sanity”, spiega come è possibile aggregarsi ad una comunità con la quale condividere le esperinze le immagini e i video”.

A detta dell’agenzia, inoltre, “dal sito Puellula, gestito da un uomo che crede che i bambini già dall’età di sei mesi siano in grado di acconsentire ad un rapporto sessuale, è possibile collegarsi ad un network internazionale, [indirizzo omesso dal blogger per evitare di fare pubblicità a questi pervertiti] dal quale è possibile accedere a molteplici siti forum e blog di persone che definiscono la loro attività “The human Face of Pedophilia”, il volto umano della pedofilia, nella quale però, di umano non c’è proprio niente”. >>

Quindi quel sito è effettivamente pedofilo e sembra anche che favorisca lo scambio di materiale pedo pornografico. Detto questo l’oscuramento del sito non è una soluzione in quanto, come ho ribadito più volte su questo blog, può essere facilmente aggirata: basta usufruire del servizio di un proxy server pubblico situato all’estero. Se poi venisse oscurato l’indirizzo IP del server che ospita il sito e se, come probabile, su quel server ci sono altri siti che non hanno nulla a che vedere con la pedofilia, allora si finirebbe per oscurare anche quest’ultimi, con grave danno anche per i proprietari dei siti stessi. Quello che bisogna fare invece è localizzare il sito, se si trova in Italia sequestrarlo, se si trova all’estero informare lo stato interessato e fare pressioni affinchè provveda al sequestro del sito immediatamente.

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