Dove nessun media è mai giunto prima by Fabio Vazzana
Italia
La repubblica del Software Libero
Mar 28th
Ottimo video realizzato da Arturo Di Corinto sul software libero; nel video si vede una parte dell’ intervento di Richard Stallman all’Università di Roma, e vengono analizzati i vantaggi dell’uso del software libero nella vita di tutti i giorni e nelle pubbliche amministrazioni. Ottima anche la parte introduttiva: un’analisi sull’impatto del software in quanto “bene” immateriale nella società.
Trovate il video qui: http://www.youtube.com/watch?v=uo0DuzXfkjE
Un altro blogger denunciato per diffamazione.
Feb 26th
Ora si sta esagerando: sono ormai centinaia i blogger che sono stati denunciati per diffamazione solo per aver copiato notizie, per aver inserito link o per commenti ritenuti diffamanti. Purtroppo c’è chi, per ignoranza o per interessi, vuol far rientrare i blog all’interno della legge sulla stampa e delle sue interpretazioni restrittive, così il blogger è un editore con precise responsabilità legali; fa niente se un blog non è una testata giornalistica, se le pubblicazioni non avvengono periodicamente o se è impossibile controllare l’inserimento di tutti i commenti; se sul blog c’è scritto qualcosa ritenuto diffamante il blogger va denunciato subito, senza neanche chiedrgli la rimozione del post.
L’ultimo caso l’ha denunciato oggi punto informatico: un blogger ha riportato la notizia con tanto di fonti di un caso di malasanità in un policlinico siciliano, tale notizia è stata ritenuta diffamante e l’autore del blog è stato denunciato; non solo lui, pare che siano una cinquantina le persone denunciate.
La legge sulla stampa continua a fare danni: anni fa i gruppi di opposizione del mio paese furono denunciati dal sindaco per stampa clandestina: pubblicavano un giornalino di 4 pagine con uscita periodica non cadenzata. Secondo il sindaco per fare un giornalino bisogna registrare la testata in tribunale e il guaio è che la legge gli da ragione, nessun problema nel registrare una testata se non fosse che il direttore deve essere iscritto all’ordine dei giornalisti e che una copia del giornalino va depositata in tribunale.
Ora c’è chi vuole far rientrare i blog nella categorie delle testate: il rischio è che per essere blogger bisognerà essere iscritti all’ordine dei giornalisti e depositare una copia del blog in tribunale…. La legge sulla stampa sta facendo troppi danni a Internet e all’espressione del libero pensiero oltre che alla libertà di informazione, per questo aderisco al V2 Day indetto da Beppe Grillo per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti.
Prodi è caduto.
Jan 25th
Così, dopo un anno e mezzo, il governo Prodi è caduto. La cosa più triste rimane il constatare l’inesistenza di differenze politiche tra questo governo e quello precedente; aldilà di tutto, infatti, è chiaro che sia il precedente governo Berlusconi, sia il governo Prodi sono stati guidati da logiche neo liberiste e in entrambi i casi i danni fatti dalle loro politiche li pghiamo noi, i cittadini.
Dal punto di vista della società dell’informazione, poi, questo governo ha dato il peggio, come del resto quello precedente, potremmo citare la proposta di oscuramento dei siti pedofili fatta dal duo incompetente Fiorani – Gentiloni (rispettivamente ministo dell’istruzione e ministro della comunicazione), fino all’ultimo DDL per introdurre un ulteriore controllo sui videogiochi oltre a quello europeo; tutti provvedimenti all’insegna della censura e dell’incompetenza.
A questo punto non ci resta che attendere il nuovogoverno, che sicuramente sarà fatto da incompetenti, ed è un grosso male, l’evoluzione della tecnologia e di Internet con l’avvento del web 2.0 richiedono un quadro normativo aggiornato e al passo coi tempi, cosa che può essere garantita solo dalla presenza di una classe dirigente competente; cosa che l’Italia non ha.
EICMA e l’Harley Davidson
Nov 15th
E dopo un post semiserio eccone uno leggero: nel post precedente ho detto che non mi interessava nulla di moto. Non è del tutto vero, una moto che mi interessa c’è: la mitica Harley Davidson. Ed ecco una foto ad un esemplare di Harley fatta Mercoledì 7 novembre dopo le ore 18, non appena finito di lavorare. Che ne pensate?
EICMA e la donna oggetto.
Nov 15th
Scrivo questo post adesso, forse un po’ in ritardo, ma è una riflessione che voglio fare. Tutti voi avrete sentito certamente parlare dell’Esposizione del Ciclo e motociclo di Milano, per l’appunto dell’EICMA; all’EICMA di quest’anno c’ero anche io, non come visitatore, ma come lavoratore: ero uno di quei simpatici omini col compito di dare informazioni. Ora non entro nel tema delle moto, non mi interessano tanto preferisco le auto, ma ho potuto notare come questa manifestazione fa un uso spropositato della donna come oggetto, la donna molto bella che deve stare zitta e fare vedere il suo bel corpo. Nulla di nuovo: in tutte le manifestazioni si usa la donna oggetto, in tutte le fiere di motori si pagano hostess con lo scopo di metterle sedute un una moto o su un’auto con lo scopo di attirare l’attenzione, ma quando delle hostess vengono pagate per leccare sensualmente una moto, con riferimento sesuale esplicito, beh allora a mio avviso si va oltre la soglia di tolleranza e si arriva allo squallido.
E ora una provocazione: se proprio devo stare nello “squallore del sesso” e spendere soldi , allora piuttosto vado a prostitute, è squallido, spendo soldi, ma almeno è più divertente.
I conti della chiesa
Nov 12th
E dopo il video “La chiesa veste Prada”, ecco l’articolo “I conti della chiesa” pubblicato su repubblica.it il 28 settembre 2007. Eccovi alcuni spezzoni interessanti:
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si può stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all’anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione (“Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire”, nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per “aiuti di Stato”. L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime “non di mercato” dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni.
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Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perché forse non lo sanno. Il meccanismo dell’otto per mille sull’Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all’epoca “di sinistra” come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce “otto per mille” ma grazie al 35 per cento che indica “Chiesa cattolica” fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell’84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini.
Ma pur considerando il meccanismo “facilitante” dell’otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio “ritorno sociale”. Una mezza finanziaria, d’accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l’impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma “quanto” veri?
Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull’otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all’estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all’autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all’interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come “esigenze di culto”, “spese di catechesi”, attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l’altro paradosso: se al “voto” dell’otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.
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Trovate l’articolo compketo su: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html
La chiesa veste Prada.
Nov 5th
Ho appena trovato questo video su Youtube che mostra come vengono utilizzati i fondi che la chiesa cattolica riceve dallo stato. Il video si riferisce al triennio 2003-2004 e mostra come solo il 20% delle entrate dell’otto per mille dell’IRPEF viene utilizzato per opere di carità e beneficienza, il resto rimane all’interno della chiesa. Nel video vengono mostrati tutti gli altri finanziamenti che le istituzioni cattoliche ricevono e le esenzioni fiscali: si arriva a un valore pari al 45% della finanziaria 2006.
Bloccheranno anche questo blog?
Jul 16th
Riprendo l’appello di Cronache di Mileto che invita i bloggers a difendere la libertà di espressione contro la censura del blog di Piero Ricca, reo di aver contestato pubblicamente Emilio Fede, pubblicando i due post incriminati e il video in questione:
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Emilio Fede
April 17, 2007
Anche Emilio Fede annuncia querela. Ieri sera l’ho incrociato insieme ad alcuni amici al circolo della stampa di Milano. L’occasione era un “incontro con il direttore” organizzato dal Giorno. Sul marciapiede gli abbiamo posto la questione delle frequenze abusivamente occupate da Rete 4. Lui ha risposto con un tentativo di sarcasmo, dicendo che per quel motivo s’era dimesso il giorno stesso. Poi mi ha dato dell’imbecille. A quel punto il mio amico Paolino “Napalm” non ha trattenuto lo sdegno ed è iniziata un’animata discussione. Abbiamo ampiamente criticato la cialtroneria e il servilismo del personaggio, la sua incompatibilità con le regole minime del giornalismo. Tinto e inceronato, Fede era protetto da quattro guardaspalle, tra i quali il gestore di un locale di lap dance. Simulava reazioni fisiche, sgranava i dentoni finti a mo’ di sfottò. Ha cercato di impedirmi di filmare. Poi mi ha sputato addosso dall’alto di una rampa di scale. Nuovo parapiglia. Sono stato impietoso: ho accennato alle meteorine a pagamento, ai debiti da gioco, al cerone che colava, alla tintura di capelli da anziano gagà. Ai reali interessi e allla pagliacceria anche fisica, insomma, di personaggetti portati in alto dalla miseria dei tempi. Nel parapiglia ho più volte evocato Enzo Biagi, cacciato come un “criminale” da un ducetto che ha definito il suo dipendente Fede “un baluardo della libertà di informazione”. Il baluardo ha fatto chiamare la polizia ed è rimasto là in attesa, sempre attorniato dai guardiani. Mentre lo criticavo, provava ad avvicinarsi alla ricerca della rissa, e ogni tanto lanciava qualche velata minaccia: voglio sapere chi siete, ce la vedremo in privato. Certe amicizie si fanno valere nel momento del bisogno. Tutto il circolo della stampa, nell’androne, assisteva allo spettacolo. A un certo punto è arrivata la gendarmeria, con ampio schieramento: carabinieri e polizia, quattro o cinque pattuglie. Hanno identificato noi e non lui, come pure ho richiesto. I potentucoli e i loro servi meritano sempre un occhio di riguardo dalla forza pubblica. Abbiamo filmato tutto e ora sentiremo il nostro pool di avvocati prima di mettere il nastro on line. Durante la conferenza, il lele mora del giornalismo è tornato sul tema, dicendo che in fondo avevamo rappresentato un diversivo, che eravamo dei centri sociali, che parlavamo sotto effetto di droghe, che dalle contestazioni al terrorismo il passo è breve, che meritavamo 500 euro, che venivamo da qualche antro e passavamo le notti sotto i ponti. Cose così. Poi ha annunciato querela, pur senza farsi illusioni sulla libertà di giudizio delle toghe rosse. L’attendo con serenità, anzi la esigo. Sarebbe la seconda: dopo la denuncia del padrone, quella del servo. Mi piacerebbe ribadire in un’aula di giustizia che queste cosiddette “contestazioni” non sono altro che sanzioni reputazionali, non immediatamente comprensibili e tanto più necessarie in un ambiente senza etica.
Qui trovate una tendenziosa cronachetta del Quotidiano Nazionale.
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Emilio Fede/Lo sputo
April 28, 2007
Il guardaspalle e occasionale portavoce di Emilio Fede si chiama Leo Peschiera. Gestore di locali di lap dance e altro. Il vero protagonista della piazzata al circolo della stampa è lui. Si distingue per una sublime e involontaria comicità. E poi ha il fisico giusto, con tanto di rasatura laterale.
Siamo tutti in attesa della querela annunciata dal direttore del tg4. Per lui non siamo altro che “mascalzoni”, come ha detto in tv. In piazza tuttavia ha promesso di difendere il suo onore in privato, “senza carabinieri né polizia”.
Ecco un nostro video dell’incontro, dove si nota, oltre alla velata minaccia, anche la risposta alla nostra domanda iniziale (sulle frequenze abusive di Rete 4) e il successivo sputo dalle scale. Defilate e immancabili le giovani accompagnatrici.
Qui il link al video della contestazione a Emilio Fede di Francesco Ricca.
Altra richiesta di censura: Operazione: petrofilia
Jun 29th
A richiedere l’oscuramento del sito che permette di scaricare il gioco Operazione: Petrofilia è questa volta il capogruppo della camera UDC Luca Volontè, come riporta qui Punto Informatico. Sempre da P.I. apprendiamo le ragioni della richiesta di censura:
<<A suo dire si tratta dello “ennesimo attacco alle istituzioni religiose e alla fede cristiana”. Dunque, spiega il parlamentare, “il Governo provveda con urgenza a oscurare il sito che consente di scaricare Operazione pretofilia, gioco-flash scaricabile da Internet che riproduce la simulazione di stupri su bambini, da parte di preti, non ostacolati da genitori intimiditi e omertosi”.
In una interpellanza rivolta ai ministri delle Comunicazioni, dei Beni Culturali e dell’Interno, Volontè chiede la censura del gioco. Appellandosi peraltro alla legge 38/2006, quella di contrasto alla pedofilia anche virtuale. “Benchè virtuali – spiega in un comunicato – la riproduzione e la divulgazione di scene che riproducono eventi così abominevoli sono vietate” e ricorda che “ce n’è quanto basta perchè intervenga la Magistratura”.
“Nessuno – avverte il deputato – cerchi alibi con la scusa della libertà di espressione di sedicenti artisti offendendo così la sensibilità umana e religiosa. È necessario che il Governo adotti provvedimenti tali da evitare che anche in futuro possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare”. A detta di Volontè, il videogame “riproduce simulazioni di stupri su bambini da parte di sacerdoti, con tanto di autorizzazione pontificia”. A suo parere “siamo di fronte a un crescente attacco alle istituzioni religiose, a una esplicita intenzione provocatoria ed offensiva della fede cristiana”. >>
Sempre nello stesso articolo la risposta della società Molleindustria produttrice del videogioco che, tra l’altro, fa notare come Volontè ricorra un po’ troppo spesso alla censura, basti pensare che è uno degli autori della clamorosa richiesta di censura del gioco Rule of Rose, e inoltre sottolinea come << la legge di cui parla Volontè punisce la rappresentazione di immagini virtuali la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali. “Mai avremmo pensato – scrivono gli autori – che dei minuscoli personaggi stilizzati potessero essere scambiati per reali. Ma se quei bambini virtuali, alti appena una manciata di pixel, fossero stati seviziati e divorati da perfidi alieni, l’onorevole Volontè si sarebbe scomodato in loro difesa? Non sarà forse il riferimento tragicamente reale, più che la qualità della rappresentazione, a dar tanto fastidio ai cattolici?”>>
Già ma di cosa tratta il gioco Operazione: Petrofilia. Punto informatico la spiegato qua: “l’ennesimo giochino in flash caustico e provocatorio, che Molleindustria esprime il proprio dissenso nei confronti di questa connection. Un torbido intreccio che, a parere di molti, sembra essere legittimato dagli atti pontifici Crimen Sollicitationis e De Delictis Gravioribus, che risparmierebbero possibili colpevoli di atti di violenza su minori da procedimenti giudiziari nei tribunali civili. Lo scopo del gioco di Molleindustria? Distogliere l’attenzione mediatica sfruttando “agenti silenziatori” al soldo del Vaticano, capaci di intimidire testimoni e sottrarre alle forze dell’ordine turpi membri del clero, nell’intento evidente di richiamare su una questione spinosa l’attenzione dei media e dei cittadini”. Insomma fa vedere ciò che il noto documentario della BBC “Sex, Crimes and Vatican” racconta, documentario che è stato trasmesso in Italiano su Rai Due dalla trasmissione di Santoro “Anno Zero”. Ecco spiegato tutto: Volontè vuole censurare la verità, deve dare fastidio sapere che figure appartenenti alla propria istituzione religiosa (ed economica?) di riferimento compie atti così orribili e per giunta vengono coperti e protetti, ma vede, Volontè, reagendo così lei si rende complice di questi preti pedofili, perchè anche lei li sta coprendo. Ci pensi e invece di censurare “Operazione: Petrofilia” diriga i suoi sforzi verso il fare luce sulla verità e fare pressioni sulle istituzioni ecclesiastiche affinchè consegnino alla giustizia questi pervertiti in toga nera.





