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Sep 29

Quando si parla di aziende italiane, mi vine quasi sempre il volta stomaco: spesso si tratta di storie di aziende grosse e importanti per la nostra economia finite male a causa di finanzieri che non pensano ad altro che ai loro interessi.

Telecom Italia non è ancora finita male, ma di sicuro non sta bene. Non è sempre stato così. Telecom nacque nella metà degli anni novanta a seguito della fusione della società telefonica Sip con altre aziende statali operanti nel campo delle telecomunicazioni. Allora la proprietà era statale: lo stato controlla l’I.R.I. che a sua volta controlla la Stet ovvero la holding di controllo dele aziende publiche operanti nel campo delle telecomunicazioni, tra cui Telecom Italia.

Poi vennero le privatizzazioni: obiettivo liberalizzare il mercato della telefonia. Peccato che prima di liberalizzare il mercato il Ministero del Tesoro inizia a vendere in borsa le azioni di Stet e Telecom; risultato: un azienda privata che ha il monopolio della telefonia. Azienda privata dotata di un infrastruttura molto vecchia: linee che usano il vecchio doppino e computer da anni settanta, tuttavia dopo la privatizzazione iniziano i primi amodernamenti.

Possiamo fare un salto al 1998 quando Telecom Italia viene fusa per incorporazione a Stet, ridenominando quest’ultima Telecom Italia. La nuova Telecom ha ancora una rete in parte vecchia (in realtà gran parte delle dorsali era già stata portata in fibra ottica), dà ancora molti disservizi agli utenti, ma è economicamente sana e produce utili. Questo rende Telecom Italia l’azienda con il tasso di previsione di innovazione più alto e sopratutto pronta per il lancio internazionale.

Questo fino al 2000 quando il duo Colanino - Gnutti attraverso Olivetti decide di lanciare un Opa su Telecom. Ma da dove arrivano i soldi? Una piccola parte dei soldi arriva dalla vendita di Omnitel e Infostrada alla tedesca Manesmann (poi acquisita a sua volta dall’inglese Vodafone), ma per la maggior parte i soldi arrivano dall’indebitamento di telecom stessa. Il procedimento e semplice: l’opa su Telecom viene lanciata da technost, azienda del gruppo Olivetti, e successivamente Technost viene fusa con Telecom. Risultato: i debiti per comprare Telecom ricadono su Telecom stessa che da azienda sana diventa pesantemente indebitata: i debiti ammontano a circa 40 miliardi di Euro.

Il debito è tale che Colannino e Gnutti si trovano costretti a vendere Olivetti alla Pirelli di Tronchetti Provera. All’acquisto Tronchetti Provera promette di risaldare i debiti e di fare di Telecom la prima azienda di telecomunicazioni europea. Tutte balle! La prima cosa che fa è fondere per incorporazione Telecom Italia a Olivetti rinominando quest’ultima telecom Italia; a dire il vero questa poteva essere anche un operazione sensata, ma Tronchetti Provera non si limiterà a questo: vende pezzi importanti di Telecom come Telespazio, Finsiel e Seat, inoltre per poter accedere ai proventi dei telefonini attua una fusione Telecom - Tim, per fare questo Telecom lancia un Opa su Tim indebitandosi ulteriormente. Il tutto in nome dell’importanza strategica della convergenza tra fisso e mobile. Una mportanza strategica così importante che a distanza di un anno Tronchetti Provera proporrà di scorporare Tim da Telecom….

Risultato della guida di Telecom da parte di Tronchetti Provera: l’azienda è tuttora fortemente indebitata, ma con meno settori.

Poi arrivano le vicende odierne, ma non ne parlo ora, cosi come ora non parlo dei disservizi agli utenti creati da Telecom e degli ostacoli alla libera concorennza nei settori fisso e e Internet (vedi adsl). Non ne parlo ora, ma lo farò più avanti!

written by x4b


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